Day 2
Ci alziamo pensando di andare a fare colazione al Gambrinus, ma quando arriviamo è affollatisssimo e non ci sono posti per sedere. Decidiamo di fare altri due passi ed andiamo al Caffè del Professore. Le brioche sono molto buone, i caffè e i cappuccini lo stesso. La giornata inizia bene. Abbiamo in programma di visitare il centro storico di Napoli. Appena finito di mangiare saliamo per Via Toledo.
Facciamo la prima sosta alla Galleria Umberto I. È una galleria commerciale edificata tra il 1887 ed il 1890, sembra quasi impossibile che sia stata realizzata in soli tre anni. È stata dedicata al re Umberto I, per ringraziarlo della sua presenza a Napoli durante l'epidemia di colera del 1884 e della Legge per il Risanamento della città di Napoli. La Galleria fu la sede storica della loggia massonica Grande Oriente d’Italia, così come rappresentato dalla Stella di Davide che domina il tamburo della cupola. La Galleria Umberto I ha 4 ingressi: Via Toledo, da dove siamo entrati noi, Via Santa Brigida, Via San Carlo e Vico Rotto San Carlo. Per più di 50 anni, in questa galleria hanno lavorato gli sciuscià, i lustrascarpe della città. Oggi, a perpetuare la tradizione ne resta soltanto uno, noi però non lo abbiamo trovato.
Siamo nel quartiere San Ferdinando, una delle zone più suggestive e antiche di Napoli che si stende fra i quartieri di Chiaia, Vomero, Montecalvario, fino a piazza Vittoria e al lungomare. Questo quartiere è nato nella prima metà del XVI secolo quando fu costruito il palazzo dei viceré, poi sostituito con l'attuale Palazzo Reale. In quest'area si trovano molte residenze signorili. Un tempo San Ferdinando era anche il luogo delle attività culturali ed artistiche della città, il Caffè Gambrinus, alla fine dell'ottocento, era il salotto letterario partenopeo e la sede principale della vita mondana di Napoli. Nel quartiere si trovano anche il Salone Margherita e il Teatro San Carlo.
Andando verso nord ci spostiamo nel quartiere Montecalvario. La riqualificazione di questa zona aveva previsto anche l'apertura di una nuova stazione della metropolitana. Nel 2013 infatti, è stata inaugurata la stazione Toledo. Nel progetto inoltre sono stati presi in considerazione i locali posti a livello stradale e riadattati con un'altra destinazione d'uso per favorire l'artigianato e il commercio locale.
Raggiungiamo il centro storico e ci dirigiamo verso la Cattedrale di Santa Maria Assunta (Duomo di Napoli), sede dell'arcidiocesi della città di Napoli. In questo luogo, alla fine del 1200, si trovavano due basiliche, quella di Santa Restituta e quella di Stefania. Carlo D'Angiò volle che fosse costruita al loro posto la Cattedrale: fece demolire la Basilica di Stefania e fece diventare una cappella della Cattedrale quella di Santa Restituta. Nella prima metà del XVII secolo fu costruita la cappella del Tesoro di San Gennaro, dove sono conservate le reliquie del santo. Le cappelle si trovano ai lati della chiesa. La Cattedrale è sicuramente una delle chiese più importanti della città: dal punto di vista artistico troviamo la sovrapposizione di più stili che vanno dal gotico del trecento al neogotico dell'ottocento; dal punto di vista culturale ospita il rito dello scioglimento del sangue di San Gennaro.
Dal Duomo ci spostiamo nella celebre via dei pastori, Via San Gregorio Armeno ed andiamo a visitare la bellissima chiesa barocca di San Gregorio Armeno. Da qui, con pochi passi raggiungiamo piazzetta Nilo e proseguiamo fino a piazza San Domenico, prendiamo Via San Domenico Maggiore e svoltando a destra ci troviamo al Museo Cappella San Severo. Il museo ospita capolavori come il Cristo Velato. È vietato fotografare questa opera e quindi non abbiamo foto da mostrare.
Abbiamo fatto l'ora di pranzo, scegliamo mangiare all'aperto al ristorante a "La porta accanto", il menù ci ispira, le persone anche, le recensioni sono buone.
Nel pomeriggio ci spostiamo nei Quartieri Spagnoli, ritenuti la Napoli più vera. Sono sorti nel periodo della dominazione spagnola agli inizi del 1500, con la necessità di trovare alloggi per i militari. Diventarono subito un luogo malfamato, dove i soldati cercavano divertimento e dove venivano commessi furti e delitti. Anche oggi non ci sentiamo molto sicuri quando ci addentriamo nei vari vicoli, ma la situazione è decisamente diversa. Negli ultimi anni la zona è frequentata da un maggior numero di turisti.
Arriviamo al murales di Maradona. Maradona per Napoli è stato un dio e credo che questo sia chiaro a tutti. La città gli ha dedicato lo stadio, ha realizzato per lui statue e murales. Noi visitiamo quello in Via Emanuele De Deo, ma i murales a Napoli sono due. Questo si trova su un palazzo a sei piani ed è stato realizzato quando Maradona aiutò gli azzurri a conquistare il secondo scudetto, era il 1990. L'artista che lo ha realizzato è Mario Filardi, aveva 23 anni. Quando con gli anni la vernice si è deteriorata, un artigiano di Napoli si è offerto per restaurarlo. Noi lo troviamo buone condizioni, e come se fossimo ad un santuario, c'è un sacco di gente venuta in pellegrinaggio. Non mancano i negozietti o i chioschi con i vari souvenir.
Quando rientriamo in casa, ci rendiamo conto di aver camminato tantissimo, ma siamo ancora ben disposti verso un'altra visita della città, magari rimanendo in zona. Ci rifocilliamo e subito dopo scendiamo in strada, davanti al nostro portone, in Via Chiaia, c'è l'ascensore cittadino che porta a San Ferdinando alto, ci saliamo ed andiamo a fare altri due passi, si fa per dire, in attesa della cena.
Via Toledo
Galleria Umberto I
Le colonne
La nave sullo sfondo
Teatro San Carlo
Palazzo Petrucci
Obelisco di San Domenico
Chiesa del Gesù Nuovo
Busto di San Gennaro
Affreschi della cappella del Tesoro di San gennaro
Presepi di San Gregorio Armeno
Statuine per i presepi
Quartieri spagnoli
Murales di Maradona
Murales Pudicizia
Gran Quartiere di Pizzofalcone